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[continua da Chiedi chi era Johnny Thunders pt. 2/3]

So alone

Dopo il pasticcio del mixaggio la compagnia degli spezzacuori si sgretola. Ma Johnny, in Inghilterra, ha finalmente trovato terreno fertile e non fatica a procurarsi un ingaggio tutto per sé con la Real Records: per incidere il suo primo – e miglior – lavoro solista mette insieme una gang di musicisti che comprende Paul Gray degli Eddie & The Hot Rods e dei Damned, Peter Perret (un altro tossicomane durissimo) e Mike Kellie degli Only Ones, Phil Lynott dei Thin Lizzy, Steve Jones e Paul Cook dei Sex Pistols, Walter Lure, Billy Rath e la sua vecchia amica Patti Palladin. Il disco è una bomba (il fondamentale So Alone), ma le session sono una tragedia, tanto che il produttore Steve Lillywhite ricorda: “Il mio problema più grosso era riuscire a tenerli coscienti in studio”.

Proprio a questo punto inizia il folle caleidoscopio di eventi e caos che costituisce la terza parte della carriera di Johnny, quella che si chiude tragicamente nell’aprile del 1991. Come dice uno dei suoi ex manager, B.P. Fallon, nel libro My Generation – Rock ‘n’ Roll, An Imperfect History: “L’eroina è il più grande degli orrori, l’oscurità più nera, un buco in cui i tossici rovesciano la loro stessa vita. Se tu volessi fare una campagna contro l’uso di eroina, dovresti usare Johnny Thunders. Un genio del rock’n’roll trasformato in un casino immondo”.

Nel 1979 Thunders si trova nuovamente negli USA, dove ha ricominciato a suonare con Lure, Nolan e Rath in quella che nessuno capisce se è una reunion degli Heartbreakers o un tour d’addio; qui incrocia la strada col suo idolo giovanile Wayne Kramer (ex MC5, appena uscito di galera) e subito nasce una collaborazione col nome di Gang War. Per circa un anno suonano e incidono un paio di demo, ma non concludono nulla, sfaldandosi inesorabilmente. Lo stesso destino che solo un anno prima aveva incontrato il supergruppo-meteora The All Stars Living Dead, messo insieme a Londra con tre Only Ones (Peter Perret, Mike Kellie e Alan Mair) e Patti Palladin.

Johnny è oggettivamente allo sbando: non ha una casa o un indirizzo di riferimento; si è separato dalla donna che gli ha dato tre figli, sfinita dai suoi tragici exploit legati all’eroina; non ha un manager, né un contratto discografico. Iniziano in questo periodo – agli albori degli anni Ottanta – le voci che periodicamente lo vogliono morto e sepolto: sbagliate, ma parte integrante di una delle più classiche profezie autoavveranti.

Johnny tenta diverse volte di ripulirsi e darsi un minimo di disciplina, ma senza convinzione. Nemmeno l’incontro col geniale Christopher Gierke (film-maker, artista e manager) che si prende a cuore il suo caso, è risolutivo. I suoi anni Ottanta sono una girandola marcescente, fatta di periodi di anonimato e momenti in cui il successo è a pochi centimetri, ma non arriva. Thunders incide ancora una manciata di album, tra cui un gioiellino acustico Hurt Me, e si perde in mille collaborazioni estemporanee, tour improbabili, date annullate, peregrinazioni senza meta e – ovviamente – droga a volontà.

Nel 1990, dopo un decennio delirante, Johnny sembra deciso a ritornare in pista con determinazione; abbandona l’eroina per sostituirla con il metadone e si mette a comporre brani per un album.

Nikki Sudden ricorda così un incontro con Thunders a Los Angeles nell’estate del ‘90: “Johnny insisteva per farmi ascoltare un nastro con alcuni pezzi nuovi. Canzoni come ‘Help The homeless’, ‘Disappointed In You’, ‘Children Are People too’, ‘Critic’s Choice’, ‘Some Hearts’ e ‘Society Makes Me Sad’. Me le ricordo ancora chiaramente, anche perché Johnny mi fece sentire quella cassetta tantissime volte. Mi spiegò che era a Los Angeles per chiudere un accordo con la Geffen con l’aiuto di alcuni suoi amici che erano nei Guns n’Roses”. Eppure non se ne fa nulla. La salute di Johnny è severamente compromessa e spesso lo si vede accasciarsi in preda ai fumi dell’eroina o del metadone – o di entrambi.

Il suo canto del cigno è un tour che lo porta in Giappone e Tailandia nella primavera del 1991; economicamente è un successo, ma Thunders è perennemente sull’orlo del tracollo. E, infatti, il 23 aprile del 1991 muore in una stanza d’albergo, con buona pace di chi nei precedenti 11 anni l’aveva più volte dato per cadavere. Era appena arrivato a New Orleans, dove aveva intenzione di dedicarsi alla sua musica.

[di Andrea Valentini]