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[continua da Chiedi chi era Johnny Thunders pt. 1/3]

Gli spezzacuori

Le foto promozionali sono chiare nel loro messaggio: “Andate a vederli finché sono ancora vivi”. Questi candidati a una poetica, quanto inutile, morte in giovane età sono gli Heartbreakers.

La band nasce nel 1975, a ridosso dell’abbandono dei New York Dolls da parte di Thunders e Nolan: tornati a New York, assoldano Richard Hell, che in quella stessa settimana è stato defenestrato dai Television di Tom Verlaine e Richard Lloyd. Dopo qualche tempo passato a provare come trio, si unisce a loro il chitarrista Walter Lure (detto Waldo), scippato ai Demons – una formazione che condivide la sala prove con gli Heartbreakers.

Il look carnevalesco, fatto di zeppe, vestiti da donna e make up ora è un ricordo: gli Heartbreakers (costretti a modificare la loro ragione sociale in Johnny Thunders and the Heartbreakers, per evitare grane con gli Heartbreakers di Tom Petty) hanno un aspetto minaccioso, che ostenta sfacciatamente uno stile di vita criminale. Le loro camicie bianche sono spesso sporche di sangue sugli avambracci, a testimoniare l’uso di eroina; gli abiti flirtano con il senso estetico da picciotti in puro stile “Scarface”. Musicalmente siamo di fronte a una delle massime espressioni del punk rock’n’roll della Grande Mela; il discorso iniziato coi New York Dolls viene mondato dallo scintillio del glitter: i brani sono inni urbani, taglienti, drogati, frenetici come il traffico nelle arterie principali della città, cattivi e disperati. “Chi ci ha influenzato? Gli MC5, Iggy Pop, Elvis, i Dolls, i Kinks – devo continuare? Siamo una rock’n’roll band. Le nostre sono canzoni d’amore… amore per gli oggetti, non per le persone”: Johnny descrive così il sound della sua nuova band. E non è difficile intuire a quali oggetti si riferisca… siringhe, bustine, cucchiai di latta e tutta l’attrezzatura del junkie professionista.

Thunders ora ha trovato la sua dimensione ideale, quella che lo “santifica”: paga lo scotto  dell’onerosissimo dono di sintetizzare vita e musica. Johnny Thunders è Johnny Thunders perché vive quello che suona e suona quello che vive; e lo fa in una maniera unica. Walter Lure nel 2009 descrive così lo stile di Johnny: “Aveva un suono speciale, ma era limitato tecnicamente, quindi usava continuamente i pochi riff che sapeva – che è quello che la maggior parte dei chitarristi fa, me incluso, ma si tenta anche di ampliare un po’ i riff che si conoscono. Detto questo, comunque, il suo suono era totalmente unico e non ti capiterà mai di confondere un suo assolo con quello di un altro chitarrista”.

La magia straziante fatta di talento e troppa droga è la causa della gelida indifferenza con cui il gruppo viene accolto dalle case discografiche: i contemporanei Television, Blondie, Ramones e Talking Heads non faticano a trovare un contratto, ma non gli Heartbreakers. Johnny, con la sua passione sbandierata per l’eroina e il vizio, è troppo inaffidabile; e i suoi colleghi lo emulano con trasporto, cosa che rende il gruppo semplicemente ingestibile.

Nonostante tutto, però, la band ha uno status leggendario, tanto che il manager Leee Black Childers, alla fine del 1976, riceve una telefonata dall’Inghilterra: è Malcolm McLaren che invita gli Heartbreakers (che nel frattempo hanno perso Hell, rimpiazzato da Billy Rath) a unirsi al famoso “Anarchy Tour” dei Sex Pistols. È un’offerta che non si può rifiutare, anche se si rivela un disastro: la maggior parte delle date viene annullata per le proteste dei benpensanti britannici. “Sono tutti coglioni, non sanno niente. Non capisco cosa abbiano in  testa. Sono pieni di cazzate. In tour coi Pistols era sempre pieno di gente che ci aspettava fuori, cantando canzoni di Natale. A Cardiff c’erano dei preti con dei microfoni e dicevano ‘Il diavolo è qui, ecco la musica del diavolo’. C’era più gente fuori che nel locale”. (Johnny Thunders, 1977).

La parentesi inglese fa comunque guadagnare agli Heartbreakers un contratto discografico con la Track e a Johnny, in particolare, una discutibile medaglia: a detta di molti, infatti, prima del suo blitz inglese l’eroina era praticamente sconosciuta nella scena punk d’Albione. Sarebbe stato proprio lui a inoculare questo virus letale in una cerchia altrimenti dedita solo ad alcool e anfetamine. Eppure il giovanotto del Queens, con una faccia di bronzo impagabile, non perde occasione – quasi in ogni intervista – per dire “Ora siamo tutti puliti, a posto”, negando senza vergogna un problema visibile a tutti, impossibile da non notare. Del resto alle sue dichiarazioni fanno da controcanto i fatti, che solitamente vedono Johnny sporco di vomito, farfugliante e incoerente, nei dopoconcerto o nelle serate al pub.

Walter Lure ricorda, in un’intervista del 2009: “Un po’ di volte, è capitato che Johhny svenisse in camerino appena prima del concerto e noi salissimo sul palco senza di lui. Aveva preso Dio solo sa quante porcherie tutte assieme e stava lì, sul pavimento, con la schiuma alla bocca. È accaduto in diverse occasioni, ma soprattutto a New York, dove aveva più agganci. La cosa divertente è che quando andavamo sul palco senza di lui, anche se era sconvoltissimo, verso il secondo brano riusciva sempre a barcollare verso il suo ampli e attaccare la chitarra. Non è mai capitato che si perdesse un concerto intero, se era presente fisicamente. Un paio di volte abbiamo dovuto spegnergli l’ampli perché era troppo fatto per suonare, ma comunque arrivava sempre sul palco”.

In questa situazione di grazia e disgrazia gli Heartbreakers (“Ci chiamano Johnny Thunders & the Heartbreakers, ma loro non sono la mia band. Noi siamo gli Heartbreakers” dice Johnny alla fanzine New Rose nel 1977) sfornano un album imprescindibile, ossia il mitico “L.A.M.F.”, probabilmente la vetta di compositiva di Johnny insieme a un gruppo. Purtroppo, però, il disco crea grossi problemi in fase di mixaggio, minando l’equilibrio già precario della band: “Abbiamo registrato e quando ho ascoltato il primo mixaggio mi è piaciuto, il suono era molto meglio di quanto avevamo saputo fare con i Dolls ed ero pronto a dare l’ok per procedere alla stampa. Mentre tutti gli altri Heartbreakers erano tornati a New York, Jerry Nolan è rimasto a Londra e ha cominciato a trafficare con il mix, distruggendolo. Il risultato finale è quello che potete sentire… ed è la ragione per cui il disco non è mai uscito negli USA, perché non c’era verso che il pubblico statunitense accettasse un disco con un suono del genere” (Johnny Thunders, 1978).

[di Andrea Valentini – continua con la parte 3]